giovedì 24 maggio 2012

L'OLIVO NELL'ARTE, qualche nota di bellezza



L’olivo occupa nell’arte un ruolo estremamente importante, perché reca con sé un numero estremamente ampio di significati, nutrendo infiniti simbolismi.
Infatti, possiamo già trovarne rappresentazioni nell’antica Grecia, ad esempio su vasi raffiguranti atleti delle Olimpiadi, ornati in testa da un ramo di olivo. Inoltre, va ricordato che gli atleti potevano partecipare alle gare solo dopo essersi cosparsi d’olio, dato che tale prassi costituiva un rituale di purificazione, elemento necessario per poter competere, si rammenti che le Olimpiadi erano giochi dedicati agli dei. E bisogna ricordare che olio veniva anche offerto ai vincitori delle competizioni, segno che esso ricopriva un ruolo di primo piano, soprattutto ma non solo nell’estetica e nella cosmesi.
Anche la dea Atena veniva rappresentata con un ramo di ulivo in mano, suo simbolo sacro. Simbolo che rimanda alla leggenda relativa alla scelta del toponimo per la città di Atene: Poseidone e la dea Atena erano in competizione per divenire la divinità protettrice della città, e decisero di risolver la disputa presentando ognuno un regalo ai cittadini, i quali avrebbero scelto il regalo migliore e di conseguenza la divinità protettrice. Poseidone, divinità dei mari, piantò il proprio tridente a terra, dal quale iniziò a sgorgare acqua. Ma tale acqua conteneva molto sale, perciò non era buona da bere.
Atena decise perciò di offrire il primo olivo adatto ad essere coltivato: gli abitanti della città scelsero tale dono, poiché l’olivo offriva sia olio, utile in cucina, in cosmetica e nelle offerte agli dei, sia preziosa merce di scambio, sia olive, oltre che il legname ricavabile dal tronco. Così Atena prevalse, e come protettrice condivise con la città il nome, Atene.
La religione offre altri numerosi spunti di rappresentazione dell’olivo: ad esempio, nelle varie Annunciazioni, l’arcangelo Gabriele viene spesso ritratto con un ramo di olivo tra le mani, segno di purezza e di verginità. A volte viene invece rappresentato con una ramo di olivo che gli cinge la testa, ad esempio nell’opera celeberrima del Martini.
Pure Giotto si cimentò varie volte con l’olivo, soprattutto nel ciclo dedicato a San Francesco d’Assisi, dove in un paio di scene la pianta è presente sullo sfondo, spazio dove un giovane sale per poter assistere alla scena. Anche il Botticelli, con numerose opere dedicate alla sacertà, ricorse numerose volte all’albero, proprio per le forti simbologie giunte dal passato sino alla fede cristiana.
Ma è con l’Ottocento che incontriamo le prime rappresentazioni realistiche dell’olivo, a cominciare dalla corrente dei Macchiaioli, per poi, nel pieno del XIX secolo, approdare ad una rappresentazione ormai completa e ricorrente. Ciò si deve soprattutto al fatto che tale pianta è “onnipresente” nel paesaggio italiano-mediterraneo. Lo stesso Van Gogh la rappresentò in alcune sue opere.
Inoltre, nel 2006, ad Imperia venne allestita una mostra dedicata totalmente all’olivo, con opere di autori del XVIII secolo, fino ad arrivare ai pittori contemporanei, riservando un occhio di riguardo all’arte ligure. L’olivo compariva sia come protagonista di paesaggi della Liguria, sia con forte valore simbolico, come ad esempio nella Madonna dell’Olivo di Niccolò Barabino, tela del 1887. L’olivo e l’olio erano ovviamente presenti anche nelle opere dei contemporanei, anche se con approcci particolari e linguaggi e tecniche di disegno ormai ben differenti rispetto ai pittori del passato. Un famoso “naturalista” fu lo straordinario Ennio Morlotti, famoso pittore (amico dagli anni ’60 del narratore ponentino Francesco Biamonti) che agli inizi del percorso artistico fu costretto a conciliare il proprio apprendistato nel campo dell’arte con il lavoro quotidiano ed umile presso un oleificio, esperienza che probabilmente influenzò le opere stesse del pittore, poiché molto spesso l’olivo o le sue reinterpretazioni sono presenti nel credo figurativo del Morlotti.

Ma l’olio e l’olivo non ricorrono nell’arte solo come soggetto dell’opera creativa, ma anche come materie prime per la realizzazione: basti pensare ad esempio alla pittura ad olio, che utilizza diversi tipi di oli (soprattutto olio di lino ed olio di noce e d’oliva, anche se quest’ultimo è utilizzato raramente) mischiati con pigmenti di origine soprattutto minerale, nonché vegetale (sebbene rari) e animale. I vantaggi della pittura ad olio sono innumerevoli, dato che l’olio costituisce un ottimo legante e rende il lavoro estremamente resistente. Inoltre la pittura ad olio permette di lavorare su effetti di luce unici, oltre che su sfumature molto più ricercate. Senza contare che, grazie alla pittura ad olio, le opere poterono ben presto essere trasportate non su rigidi quadri, bensì su tele arrotolabili, poiché abbastanza resistenti da poter sostenere tali trattamenti, e la pittura su tela agli inizi divenne praticamente un’esclusiva della pittura ad olio.

Parlando dell’olivo viceversa come pianta, è bene ricordare come il legno di tronco e rami sia spesso utilizzato nella scultura: nonostante sia un legno duro e difficile da lavorare poiché contorto, viene spesso impiegato proprio per questa sua peculiarità: la mancanza di linearità dei rami permette agli artisti di “giocare” con la loro forma per poter realizzare sculture sorprendenti. E’ adatto, tra le altre finalità, anche per la realizzazione di oggetti decorativi.

Matteo Ducco e Umberto Curti, Ligucibario

mercoledì 23 maggio 2012

STRADE E MUSEI DELL'OLIO terza ed ultima parte



Eccoci alla terza ed ultima parte del nostro viaggio attraverso Strade e Musei dedicati all’olio, arrivando ai tesori del Sud Italia.
Ed eccoci anzitutto alla Puglia, più precisamente ad Andria, oggi capoluogo di provincia insieme a Barletta e Trani. Area importante per popolazione ed estensione, è inoltre conosciuta per un edificio storico particolare, ovvero Castel del Monte, costruito nel XIII secolo dall’imperatore Federico II ed oggi monumento nazionale, nonché patrimonio dell’umanità UNESCO dal 1996. Tutti noi, molto probabilmente, avremo almeno una volta “stretto tra le mani” il Castello, dato che sin dal progetto del 1998 la sua immagine è utilizzata nella moneta italiana da 1 centesimo di euro.
Questo castello, di cui non è ben chiara la destinazione d’uso originaria, è altresì importante anche perché presta il nome proprio alla Strada dell’Olio d’oliva ed all’omonimo olio DOP. L’associazione di tutela e promotion, nata dalla collaborazione tra i Comuni di Andria, Trani, Barletta, Bisceglie, Corato, Canosa di Puglia e Minervino Murge, ha progettato un percorso ad anello che parte dalle coste dell’Adriatico e poi s’inoltra per oltre 138 chilometri, per poi giungere di nuovo sulle coste. Il percorso permette di incontrare i produttori della DOP Castel del Monte direttamente nei luoghi dove producono il loro olio. E’ molto interessante compierlo nel periodo di novembre, poiché in questo mese - come noto - vi è la raccolta e la molatura delle olive. Inoltre, fra testimonianze storiche e edifici secolari, il paesaggio pugliese è splendido, anche dal punto di vista degli habitat e delle architetture rurali. Oltre all’olio d’oliva qui si può venire a contatto con altri numerosi prodotti tipici, tra cui i vini DOC Castel del Monte e Rosso di Barletta, il Moscato di Trani, funghi, pasta, dolci.
Ma ad Andria ha luogo anche un evento quanto mai centrale per il settore: il Biol, il Concorso Internazionale tra oli extravergini di oliva biologici. Questo concorso, giunto quest’anno a marzo alla diciassettesima edizione, valuta e seleziona i migliori oli biologici del mondo, premiando i vincitori con medaglie d’oro e d’argento. Ha l’ovvio e meritorio scopo di attirare l’attenzione di produttori, consumatori, esportatori e massmedia sull’olio biologico di tutto il mondo ma in particolar modo italiano. Ospita inoltre mostre tematiche, nonché forum di discussione a 360°… Vi è infine una sezione completamente dedicata ai bambini, chiamata BiolKids. Recentemente sono nati altri rami del concorso, dedicati al miele, BiolMiel, e, per la pesca, BiolFish. L’ultimissimo nato è il ramo dedicato al vino biologico, il BiolWine.
Sempre in Puglia, nel Comune di Fasano, incontriamo il Museo dedicato all’olio d’oliva nei locali dove una volta era ospitato un antico frantoio. Oggi nel piccolo aggraziato museo sono esposti gli oggetti che contrassegnarono la storia della produzione da parte della Masseria di Sant’Angelo de’ Graecis, di proprietà della famiglia Colucci-Amati sin dalla fine del XVII secolo. Peraltro, la famiglia continua a produrre olio d’oliva di ottima qualità grazie ai 60 ettari di uliveto tuttora di proprietà.
Ci trasferiamo infine in Sicilia, presso il Comune di Castelvetrano, in provincia di Trapani. Il centro di questa località è fin dall’antichità il centro delle vie di comunicazione dell’intera zona e anche del commercio dell’olio d’oliva. Qui scorre il fiume del Belice, e la valle ospita la coltivazione dell’olivo cultivar Nocellara del Belice, il quale produce olive sia da mensa che da olio, l’olio ha ottenuto il marchio DOP e dà il nome alla Strada ivi presente. Viene prodotto solo utilizzando olive provenienti da uliveti dell’areale di Trapani, più precisamente dalle località di Castelvetrano, Poggioreale, Gibellina, Partanna, Salemi, Salaparuta, Santa Ninfa e Campobello di Mazara. E’ un olio delizioso che ha ricevuto numerosi premi internazionali ed è molto apprezzato (ed esportato) all over the world. 

Matteo Ducco e Umberto Curti, Ligucibario

STRADE E MUSEI DELL'OLIO seconda parte



Continuiamo il suggestivo viaggio alla ricerca di Strade e Musei dell’olio, questa volta del Centro Italia, soffermandoci in particolare su Lazio, Abruzzo e Umbria, terre col cuore extravergine.
Circa il Lazio, la prima Strada è dedicata all’olio DOP di Canino. Situato all’interno di una zona a forte vocazione agricola, la Maremma Laziale, questo percorso è estremamente affascinante soprattutto per quanto attiene ai tratti naturali e archeologici. Vi viene ospitata una sagra, tutta dedicata all’olio di Canino, che si tiene in dicembre da più di 50 anni. Obiettivo comune del territorio in esame è la conservazione e riscoperta della cultura che lato sensu circonda la coltivazione dell’olivo e la produzione d’olio DOP, anche grazie alla spettacolarità degli ambienti e dei reperti d’ascendenza etrusca.
Protagonista del secondo itinerario laziale è il Sabina DOP, primo olio italiano ad ottenere la Denominazione di Origine Protetta. Con Comuni distribuiti sia in provincia di Roma sia di Rieti, l’itinerario consente al proprio interno la visita di numerosi parchi e riserve protette, oltre ad offrire attività interattive estremamente interessanti, come la raccolta delle olive, oppure le visite guidate in cerca di funghi pregiati, e per i bambini è inoltre possibile partecipare a laboratori specificamente ideati. Senza ovviamente dimenticare…le degustazioni dei prodotti tipici locali fra cui appunto l’olio, ricavato dai frantoi aderenti alle iniziative (il metodo di produzione dell’olio è rimasto quasi intatto sin dai tempi pre-romani…). La Strada è nata in concomitanza con l’apertura di un museo, che sorge a Castelnuovo di Farfa, in provincia di Rieti, ospitato all’interno del solenne Palazzo Perelli, edificio del XVI secolo. Il museo, inaugurato nel 2000, ospita opere di scultori contemporanei, ed è unito alla chiesa di San Donato, raggiungibile tramite una splendida passeggiata sotto gli olivi. Sono esposti nel museo i torchi che venivano utilizzati dai Sabini, oltre che giare risalenti al 1600, ed altro.
Spostandoci in Abruzzo, al centro del “triangolo” che ospita la produzione DOP Aprutino Pescarese, ecco il bellissimo paese di Loreto Aprutino, in provincia di Pescara, che oltre ad essere fulcro dell’omonima Strada dell’olio, ospita anche un importante museo a tema. Tale museo è molto ben integrato con il paese, che visse anni fa un periodo di grande spinta culturale dovuta soprattutto ai ricavi della produzione d’olio d’oliva. Il museo è stato realizzato all’interno di un frantoio originario del 1880, ed è stato aperto nel 2005. Risulta estremamente interessante, oltre che per le presse, le macine e tutte le varie strutture estrattive, anche per i vari riconoscimenti che il proprietario del frantoio ottenne in concorsi oleari non solo a livello nazionale, ma in tutta Europa. L’intero paese è per così dire “votato” alla produzione di olio d’oliva, tanto che un po’ tutti i vari poli espositivo-culturali ospitano reperti, di epoca romana e/o posteriore, inerenti la raccolta delle olive e l’oleificazione.
Passiamo infine all’Umbria, al paese di Torgiano, in provincia di Perugia, dove s’incontra il MOO, ossia il Museo dell’Olivo e dell’Olio. Questo museo, estremamente curato, sorge dove fino a pochi decenni fa operava un antico frantoio ancora utilizzabile, ed offre un percorso museale estremamente ricco. Esso affronta temi riguardanti l’olio da ogni punto di vista: dall’approccio storico, con il mito di Atena, simboleggiata dall’olivo, al valore e all’utilizzo dell’olio d’oliva nel corso dei secoli, in àmbiti ora culinario, ora religioso, sportivo, artistico... Ovviamente con un occhio di riguardo rivolto alla produzione, sia antica che moderna. Inoltre, il percorso dedica uno spazio anche alla simbologia dell’olio nelle varie culture fin dall’antichità. Il settore “moderno” indaga invece i possibili utilizzi dell’olio, e dei suoi derivati, nella società moderna e contemporanea, ovvero la cosmetica, l’alimentazione e molto altro. Il museo ospita periodicamente mostre, eventi e laboratori dedicati all’olio, rivolti soprattutto a famiglie e bambini, a fini di divulgazione e sensibilizzazione.

Matteo Ducco e Umberto Curti, Ligucibario

STRADE E MUSEI DELL'OLIO prima parte



In Italia sono presenti numerosi percorsi, ideati e realizzati caso per caso da associazioni, consorzi, o autorità locali…, vòlti a promuovere il settore agroalimentare, e nello specifico, ovviamente, le aree che comprendono Comuni ove presenziino marchi DOP e IGP: essi, nel caso che qui ci preme, sono denominati “Strade dell’Olio”. Questi tracciati si concentrano molto sul dato paesaggistico, gastronomico e storico, cercando di esaltarne i pregi e segnalando eventi, manifestazioni, strutture ricettive e prodotti di eccellenza, tutti legati da un elemento comune: il local, la tipicità come valore differenziante. Inoltre, esistono luoghi in Italia che hanno dedicato all’olio e alla coltivazione dell’olivo veri e propri musei.
Per quanto riguarda il nord, la Toscana ospita ben due Strade: la prima è quella di Lucca, che a quella legata all’olio ne associa una legata anche al vino. Questo percorso si snoda tra Lucca, Montecarlo e la Versilia, incentrandosi in particolare sulle colline lucchesi e la Valle del Serchio Tale percorso aggrega contesti molto differenti: dalla zona costiera della riviera passando poi a monti, colline e fiumi. L’itinerario si pone l’obiettivo di far conoscere al partecipante i prodotti tipici della “Lucchesia”, ovvero il bel territorio intorno a Lucca, e particolarmente l’olio DOP e i vini DOC delle colline. Le possibilità gastronomiche sono molteplici: dai piatti di pesce della riviera al celebre pane dei fornai di Altopascio. Numerosi - per sostare - gli agriturismi indicati dall’associazione, così come i frantoi per vedere dal vivo la produzione dell’olio. Vengono inoltre segnalati ristoranti, trattorie e classici hotel dove godere dei vari piatti tipici del ricettario locale.
Il secondo itinerario made in Tuscany è la “Strada dell’Olio di Monte Pisano”, con un territorio che va dalla città di Pisa a quella di Lucca. Anch’esso, dal punto di vista lato sensu geografico, è molto differenziato, poiché si passa dalla pianura fino alle coste del mar Tirreno. Particolare è l’offerta, che associa la valorizzazione dei prodotti tipici, in particolar modo l’olio IGP Toscano Monti Pisani, alla presenza di percorsi per il benessere e a visite d’ambito storico-culturale-architettonico per approfondire l’identità più antica e profonda della regione. Gli olivi da cui si ricava l’olio furono qui coltivati su terreni terrazzati, costruiti nel 1600: tale peculiarità rende obbligatoria la raccolta a mano (brucatura) delle olive. Si può inoltre accedere a vari percorsi di notevole interesse naturalistico, senza tuttavia dimenticare a San Giuliano Terme la Casa d’Arte fiorentina, e a Buti e Vicopisano i centri storici, medievali, e affascinanti come pochi altri. Come abbiamo già indicato, nel percorso figura specificamente anche un’offerta per il benessere della persona: è il caso delle terme “Bagni di Pisa”, portate alla notorietà nel XVIII secolo dal Granduca di Toscana, che ne fece residenza personale per l’estate.
Infine, ci spostiamo in Veneto per parlare del primo museo italiano dedicato all’olio d’oliva: si trova a Cisano di Bardolino, in provincia di Verona. Questo museo venne realizzato alla fine degli anni ‘80 con l’obiettivo di far conoscere la coltivazione degli olivi, i metodi utilizzati nel passato per l’estrazione dell’olio, e le evoluzioni tecniche susseguitesi negli anni. Nel museo si può venire a contatto con frantoi molto antichi, utilizzati tra il 1700 e il 1900, oltre che far la conoscenza diretta dei prodotti, degustandoli e acquistandoli. Il museo ha recentemente suscitato notevole interesse non solo a livello nazionale ma anche europeo, tanto che numerosi sono i visitatori provenienti dall’estero. Il percorso infatti è adatto sia a studiosi che a curiosi…e a golosi.

Matteo Ducco e Umberto Curti, Ligucibario

lunedì 21 maggio 2012

I CAVALIERI AD ALBENGA




Adoro Albenga, pardon Albingaunum. Sarà fra l’altro la “protagonista” del mio nuovo libro, in uscita a settembre, Il cibo in Liguria dalla preistoria all’età romana.
A metà maggio il tempo fa un po’ le bizze, ma l’ottimo pretesto per incontrarsi, qui nel centro della città, proprio dove il rimpianto Nino Lamboglia “inseguiva” cardo e decumano, è il raduno dei Cavalieri di Adelasia, un progetto di Anna Maria Bagliani ed Ettore Arposio. Oggi quest’Ordine si gemella con l’antico Ordine lomellino della rana e del salame d’oca, retto da Mariangela Besostri, e un festoso pullman è in arrivo da Vigevano (quanti Martini ho bevuto ai tavolini di piazza Ducale, una delle più suggestive d’Italia!).
Due le tappe previste dal tour: il bel museo-frantoio del produttore Sommariva (www.oliosommariva.it), momento di edutainment fra il conviviale  e il formativo, visita che giova e diletta, e poi il pranzo alla "Trattoria del Mare", cucina semplice semplice ma panorama strabiliante sull’isola Gallinaria (si badi bene: Gallinaria, non Gallinara), scoglio su cui si rifugiò san Martino di Tours a metà del IV secolo.
A tavola, al momento delle “intitolazioni”, anch’io ricevo – con grande piacere - il medaglione riservato ai Cavalieri ad honorem, e certamente si potranno condividere idee e momenti stimolanti, come potrei non credere nel “far squadra” io che difendo e promuovo da anni la miglior enogastronomia della Liguria, regione di un Paese splendido, che conta 20 cucine regionali una più commovente dell’altra?…
Come potrebbe non credere alla rete una piattaforma come Ligucibario, che nasce ed esiste anzitutto on line?
V’è più storia in un’onda del Mediterraneo che in tutti gli oceani messi insieme, scrisse il romanziere e sceneggiatore napoletano Raffaele La Capria. E’ tutto per noi questo mare fertile, che lega sponde, che narra vite, che schiude sapori.
Ma il tempo è sempre tiranno, hurry up please, sono le 17, il pullman lomellino riparte verso nord, e un treno intercity attende me e Luisa in stazione, ci si saluta con simpatia e con la promessa di presto risentirsi, oggi basta una mail, niente francobolli né interurbane…
Un ringraziamento e davvero un caro arrivederci a tutti voi, Cavalieri e lettori, amici e gourmet. E un arrivederci ad Albingaunum, le sue torri che sorridono mi rimangono anche oggi negli occhi, anzi (cosa dico) nel profondo del cuore. 

Umberto Curti, Ligucibario

venerdì 18 maggio 2012

PREMIO "LA SETTIMA SALSA"



REGOLAMENTO DI PARTECIPAZIONE

Per celebrare le più antiche tradizioni e i primi ricettari liguri, viene istituito il premio “La settima salsa”, per iniziativa e col patrocinio di Ligucibario®, in collaborazione con altri numerosi e qualificati soggetti del food&wine. Il titolo del premio allude ad una settima salsa rispetto alle 6 salse liguri da mortaio già note e apprezzate (pesto, salsa di noci, marò di fave…).
Il premio verrà assegnato entro il 2012, nel corso di un’apposita cerimonia, data e luogo verranno tempestivamente indicati sul sito www.ligucibario.com (sezione “eventi corsi news”).
Si prevede l’assegnazione del premio ad una ricetta originale di salsa al mortaio, che utilizzi ingredienti tipicamente liguri, fra cui obbligatoriamente l’olio extravergine d’oliva e preferibilmente l’aglio, e s’innalzi per profumi e sapore alle migliori tradizioni regionali.
La partecipazione è riservata a persone maggiorenni, di qualsiasi nazionalità e ovunque residenti. Avviene inviando una mail a info@ligucibario.com recante in allegato, in formato word, la ricetta ideata, completa di “titolo” e con accurata indicazione degli ingredienti, delle quantità (indicativamente per 4-6 persone) e delle metodologie d’esecuzione. Ogni partecipante potrà inviare solo una (1) ricetta.
La mail dovrà altresì contenere nominativo, data di nascita, indirizzo, telefono/email, professione, e autorizzazione al trattamento dei dati personali secondo le norme in vigore * . Nell’oggetto, dovrà necessariamente indicare “la settima salsa”. La mancanza di uno o più degli elementi testé precisati sarà motivo di esclusione.
Il termine per gli invii è il 30 settembre 2012, e la partecipazione è del tutto gratuita.
Il Comitato organizzatore, con parere inappellabile, selezionerà fra le pervenute le 5 ricette più meritevoli d’accedere in finale. Sarà ovviamente data priorità a ricette provenienti da appassionati estranei al settore professionale ristorazione-gastronomia. Una Giuria, individuata dal Comitato organizzatore fra personalità qualificate, sceglierà quindi, con parere inappellabile, fra le 5 finaliste la ricetta vincente.
Si intende sin d’ora che tutte le ricette pervenute saranno comunque via via pubblicate on line su uno dei blog (Liguricettario) afferenti a Ligucibario®, con menzione dell’autore.
L’autore della ricetta vincente riceverà, durante l’apposita cerimonia d’assegnazione, un piatto in ceramica di Albisola realizzato per l’occasione nonché una confezione di olii liguri DOP messi a disposizione da sponsor.
Gli autori delle 4 ricette finaliste riceveranno ciascuno una confezione di vini liguri DOC messi a disposizione da sponsor.
Gli autori delle 5 ricette finaliste saranno periodicamente invitati – ove lo gradiscano, e liberi da impegni – a presentare personalmente le proprie ideazioni in alcuni dei numerosi eventi che Ligucibario® organizza o ai quali partecipa.
Si intende sin d’ora che, qualora i materiali in arrivo risultino peculiarmente interessanti, il Comitato organizzatore potrà mandare in stampa anche una pubblicazione, cartacea o e-book, contenente tutte o alcune ricette, con menzione dell’autore.
I risultati del premio saranno tempestivamente pubblicati su www.ligucibario.com e su alcune piattaforme on line di circuiti collegati, nonché sulle testate che riterranno di pubblicare il relativo comunicato-stampa diffuso da Ligucibario®. Il Comitato organizzatore si riserva, per ovvie ragioni, ogni ulteriore comunicazione circa svolgimento, tempistiche e assegnazione finale del premio.
La partecipazione implica sin d’ora la totale accettazione del presente regolamento.
Il Comitato organizzatore ha sede presso Welcome Management di Luisa Puppo, corso Galliera 12/3, 16142 Genova, tel-fax 010 5299905.


* la mail di partecipazione dovrà contenere la frase: “Con la presente dichiaro di mia creazione e dunque originale la ricetta da me inviata, sollevando Ligucibario® da qualunque eventuale contestazione. Accetto integralmente il regolamento del premio “La settima salsa”, e autorizzo Ligucibario® al trattamento dei miei dati personali per le finalità ad esso connesse, in conformità alla normativa vigente sulla privacy”

giovedì 17 maggio 2012

L'OLIO E LA PARABOLA DELLE 10 VERGINI


Nel Vangelo secondo Matteo, Gesù racconta la famosa parabola delle dieci vergini per chiarire la speranza cristiana circa il regno dei cieli. Infatti la parabola si apre con l’affermazione “Il regno dei cieli è simile a dieci vergini” (Mt 25, 1). La narrazione prende spunto da dieci fanciulle, cinque sagge e cinque sprovvedute, che devono presenziare ad una cerimonia nuziale. Perciò escono di casa, portando ognuna la propria lampada, ma v’è una differenza: le sagge oltre alla lampada decidono di portare anche dell’olio di scorta in piccoli vasi, mentre le sprovvedute non vi fanno caso e prendono con sé solo la lampada. A causa di un ritardo dello sposo tutte e dieci si assopiscono. Verso mezzanotte giunge infine lo sposo: le vergini iniziano a preparare le loro lampade, ma solo quelle sagge hanno l’olio a disposizione per poter tenere accesa la fiamma. Quelle sprovvedute, che non avevano preso l’olio, ne chiedono un po’ a coloro che lo hanno portato, ma vengono invitate ad andare dai commercianti ad acquistarlo, poiché altrimenti l’olio non basterebbe per tutti. Mentre le sprovvedute si recano a comprare l’olio, ecco giunge lo sposo, e solo le vergini sagge entrano alla cerimonia nuziale, dopo di che la porta vien chiusa, lasciando fuori coloro che non si erano premunite.
Nella parabola un elemento centrale è perciò l’olio, che serve a tener viva la fiamma nelle lampade delle vergini. L’olio rappresenta lo Spirito Santo, forza divina la quale permette alla fede cristiana, ossia alle lampade, di risplendere. Per questo motivo le vergini sagge simboleggiano coloro che, nonostante il ritardo nella venuta dello sposo, cioè l’intervento di Dio, continuano ad avere fede e perciò sono continuamente illuminate dallo Spirito Santo, al contrario delle sprovvedute, le quali invece, dopo una iniziale fiducia, a causa di un ritardo dello sposo smettono di vegliare. Perciò nelle loro lampade smette di splendere la fiamma, ed a loro è preclusa l’entrata alla cerimonia nuziale, ossia al regno dei cieli, che mai s’aprirà agli scettici e agli sprovveduti, e tantomeno potrà essere acquistato.
L’olio e l’ulivo, come noto, nella religione cristiana sono molto presenti, essi assumono numerosi significati tanto che si incontrano spesso sia nell’Antico e sia nel Nuovo Testamento. Celeberrima ad esempio è anche la storia dell’arca di Noè, dove al termine dell’alluvione il protagonista fa uscire dall’arca una colomba, che torna indietro portando un ramo d’ulivo, segno che il volatile ha trovato delle terre emerse.
Altro esempio estremamente conosciuto, e ricordato nella domenica delle Palme, è l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, prima della passione. All’entrata in città la popolazione lo accoglie stendendo a terra rami di ulivo. Che viene benedetto in chiesa e portato a casa, come simbolo di pace.
L’olio stesso è molto presente, e con simbologie precisissime, perché Israele durante l’occupazione romana era conosciuta anche come la terra degli olivi da olio, e la produzione veniva incentivata dagli stessi occupanti, sovente si costruivano frantoi direttamente negli uliveti. L’olio d’oliva aveva già molteplici usi: come abbiamo appena visto nella parabola, era utilizzato come combustibile. Inoltre, serviva anche a preparare - come oggi - profumi e unguenti, ed era inoltre simbolo di festa e di ospitalità, come si nota nel passo dove, per accoglierlo, una donna versa sul capo di Gesù nient’altro che dell’olio profumato. Veniva inoltre utilizzato (e così al giorno d’oggi) nella liturgia, dove s’impiegano 3 tipi di olio: uno per il battesimo, uno per la comunione, la cresima e l’ordine, ed infine uno per impartire l’estrema unzione. Inoltre, nei tempi antichi, sia l’olio che il vino valevano a curare i feriti, applicati direttamente sui tagli e sui traumi per ammorbidire e proteggere la ferita e la parte esposta. Infine, l’olio veniva talora anche ingerito come cura di certe malattie (ormai sappiamo bene quanto sia emolliente, lassativo, colagogo...). E’ in questi passaggi, si pensi ad esempio alla cura del lebbroso nell’Antico Testamento, che l’olio mostra in pieno la propria funzione purificatoria, non solo dal punto di vista fisico, ma anche dal punto di vista spirituale: dono di Dio per la vita, al pari del pane e del vino, ovvero la triade mediterranea.

Matteo Ducco e Umberto Curti, Ligucibario