L’olivo occupa nell’arte un ruolo estremamente importante, perché reca con sé un numero estremamente ampio di significati, nutrendo infiniti simbolismi.
Infatti, possiamo già trovarne rappresentazioni nell’antica Grecia, ad esempio su vasi raffiguranti atleti delle Olimpiadi, ornati in testa da un ramo di olivo. Inoltre, va ricordato che gli atleti potevano partecipare alle gare solo dopo essersi cosparsi d’olio, dato che tale prassi costituiva un rituale di purificazione, elemento necessario per poter competere, si rammenti che le Olimpiadi erano giochi dedicati agli dei. E bisogna ricordare che olio veniva anche offerto ai vincitori delle competizioni, segno che esso ricopriva un ruolo di primo piano, soprattutto ma non solo nell’estetica e nella cosmesi.
Anche la dea Atena veniva rappresentata con un ramo di ulivo in mano, suo simbolo sacro. Simbolo che rimanda alla leggenda relativa alla scelta del toponimo per la città di Atene: Poseidone e la dea Atena erano in competizione per divenire la divinità protettrice della città, e decisero di risolver la disputa presentando ognuno un regalo ai cittadini, i quali avrebbero scelto il regalo migliore e di conseguenza la divinità protettrice. Poseidone, divinità dei mari, piantò il proprio tridente a terra, dal quale iniziò a sgorgare acqua. Ma tale acqua conteneva molto sale, perciò non era buona da bere.
Atena decise perciò di offrire il primo olivo adatto ad essere coltivato: gli abitanti della città scelsero tale dono, poiché l’olivo offriva sia olio, utile in cucina, in cosmetica e nelle offerte agli dei, sia preziosa merce di scambio, sia olive, oltre che il legname ricavabile dal tronco. Così Atena prevalse, e come protettrice condivise con la città il nome, Atene.
La religione offre altri numerosi spunti di rappresentazione dell’olivo: ad esempio, nelle varie Annunciazioni, l’arcangelo Gabriele viene spesso ritratto con un ramo di olivo tra le mani, segno di purezza e di verginità. A volte viene invece rappresentato con una ramo di olivo che gli cinge la testa, ad esempio nell’opera celeberrima del Martini.
Pure Giotto si cimentò varie volte con l’olivo, soprattutto nel ciclo dedicato a San Francesco d’Assisi, dove in un paio di scene la pianta è presente sullo sfondo, spazio dove un giovane sale per poter assistere alla scena. Anche il Botticelli, con numerose opere dedicate alla sacertà, ricorse numerose volte all’albero, proprio per le forti simbologie giunte dal passato sino alla fede cristiana.
Ma è con l’Ottocento che incontriamo le prime rappresentazioni realistiche dell’olivo, a cominciare dalla corrente dei Macchiaioli, per poi, nel pieno del XIX secolo, approdare ad una rappresentazione ormai completa e ricorrente. Ciò si deve soprattutto al fatto che tale pianta è “onnipresente” nel paesaggio italiano-mediterraneo. Lo stesso Van Gogh la rappresentò in alcune sue opere.
Inoltre, nel 2006, ad Imperia venne allestita una mostra dedicata totalmente all’olivo, con opere di autori del XVIII secolo, fino ad arrivare ai pittori contemporanei, riservando un occhio di riguardo all’arte ligure. L’olivo compariva sia come protagonista di paesaggi della Liguria, sia con forte valore simbolico, come ad esempio nella Madonna dell’Olivo di Niccolò Barabino, tela del 1887. L’olivo e l’olio erano ovviamente presenti anche nelle opere dei contemporanei, anche se con approcci particolari e linguaggi e tecniche di disegno ormai ben differenti rispetto ai pittori del passato. Un famoso “naturalista” fu lo straordinario Ennio Morlotti, famoso pittore (amico dagli anni ’60 del narratore ponentino Francesco Biamonti) che agli inizi del percorso artistico fu costretto a conciliare il proprio apprendistato nel campo dell’arte con il lavoro quotidiano ed umile presso un oleificio, esperienza che probabilmente influenzò le opere stesse del pittore, poiché molto spesso l’olivo o le sue reinterpretazioni sono presenti nel credo figurativo del Morlotti.
Ma l’olio e l’olivo non ricorrono nell’arte solo come soggetto dell’opera creativa, ma anche come materie prime per la realizzazione: basti pensare ad esempio alla pittura ad olio, che utilizza diversi tipi di oli (soprattutto olio di lino ed olio di noce e d’oliva, anche se quest’ultimo è utilizzato raramente) mischiati con pigmenti di origine soprattutto minerale, nonché vegetale (sebbene rari) e animale. I vantaggi della pittura ad olio sono innumerevoli, dato che l’olio costituisce un ottimo legante e rende il lavoro estremamente resistente. Inoltre la pittura ad olio permette di lavorare su effetti di luce unici, oltre che su sfumature molto più ricercate. Senza contare che, grazie alla pittura ad olio, le opere poterono ben presto essere trasportate non su rigidi quadri, bensì su tele arrotolabili, poiché abbastanza resistenti da poter sostenere tali trattamenti, e la pittura su tela agli inizi divenne praticamente un’esclusiva della pittura ad olio.
Parlando dell’olivo viceversa come pianta, è bene ricordare come il legno di tronco e rami sia spesso utilizzato nella scultura: nonostante sia un legno duro e difficile da lavorare poiché contorto, viene spesso impiegato proprio per questa sua peculiarità: la mancanza di linearità dei rami permette agli artisti di “giocare” con la loro forma per poter realizzare sculture sorprendenti. E’ adatto, tra le altre finalità, anche per la realizzazione di oggetti decorativi.
Matteo Ducco e Umberto Curti, Ligucibario





